
in: sput, toxicity, qui e ora

io vi odio.
perché non rispettare gli animali è un delitto.
inermi, si fanno i cazzi loro e vivono per mangiare, stare insieme, zampettare, dormire.
e noi facciamo il palio.
odio le corse, odio le competizioni di animali, odio il mondo che vortica danaroso e sudato dentro i box di queste povere bestie costrette ad odiarsi e azzannarsi per soddisfare quell'impellente e schifosa attitudine umana che è la voglia di vittoria. vi odio.
coprono l'asfalto con un velo di sabbia e pretendono che i cavalli scalpitino fino ad arrivare alla fine. alla fine.
e alla fine questa volta è arrivata la cavalla n. 18, un baio bellissimo e giovane montata fino allo sfinimento. poi ecco che al terzo giro la cavalla si ferma. e cazzo, si ferma -pensa un po'- perché aveva fratturato la zampa.
che strano, eh?
vi odio.
quella povera bestia era fiera, con le orecchie tirate indietro e comunque in piedi, posando il peso del suo corpo anche su quell'arto che ormai non comandava più, spezzato.
strano, perché un pretazzo aveva sicuramente benedetto anche lei. strano. evidentemente sarà stato ché il signoreiddiovostro aveva bisogno di un cavallo.
gli umanissimi veterinari del caso l'han portata via e, sempre con immensa umanità, l'hanno abbattuta.
le hanno sparato.
io vi odio.
salire su un cavallo, starci sopra con rispetto, comprendere che non è la forza che comanda ma l'empatia, questo è troppo per voi, nevvero? e io vi odio.
imparate il sentimento della vergogna.
fate ribrezzo.
vi odio.

in: sput, ma anche no, robe da maschi, ma smettila

dunque oggi squilla il telefono. oggi è poco fa, ma per meglio spiegare ecco come si divide la giornata a torino: la mattina va fino alla mezza, poi inizia oggi. oggi finisce alla sera, quando viene buio. volendo si può dire anche "di oggi". e la mezza non è mezzogiorno ma mezzogiorno e mezza. la mezza, appunto.
dunque dicevo: oggi squilla il telefono. poco fa.
numero non disponibile. e va be', mi dico, chi è lo sfigato che è ancora in ufficio e mi chiama?
-ciao, come stai?
- bene. chi sei?
- sono michele...
- eh...
- forse non ti ricordi di me, ti rinfresco la memoria.
- eh...
- sono quello che un anno fa aveva sbagliato numero nell'inviare un messaggio, ricordi?
- ah sì.
{per inciso, ricevetti un messaggio che, più o meno, diceva: dai francesca, sei incazzata? purtroppo speravo di riuscire a liberarmi ma non ce l'ho fatta...fammi sapere se domani tuo marito non è in casa così ti raggiungo...in caso contrario faccio prendere un permesso in pausa pranzo ai dipendenti e ti scopo come non ti immagini nemmeno}
{per inciso, risposi: sarà contenta francesca che tu la scopi come neanche si può immaginare. per farglielo sapere, però, è meglio che tu mandi il messaggio a lei piuttosto che a me}
insomma il tipo aveva sbagliato numero...pirla, decisamente.
iniziò quindi a mandarmi messaggi dicendomi che poteva scopare anche me come neanche mi sarei immaginata (...) e che gli andava di conoscermi.
dopo aver riso per strada, da sola, stupendo i passanti e anche me stessa, gli risposi di accontentarsi di sua moglie e di francesca.
va be', oggi squilla il telefono.
- ti ho chiamato perché a me andrebbe di conoscerti.
- eh, capisco. ancora non ti basta tua moglie e francesca?
- no ma che c'entra...mi hai incuriosito e allora mi piacerebbe conoscerti. sempre che tu voglia.
- capisco. io invece penso di non averne voglia. non ti conosco e va bene così.
- ah...ma posso chiamarti, caso mai tu cambi idea?
- ciao.
che vita avventurosa, la mia!

in: sput, qui e ora

notizia: la curia di milano, nel corso del 2008, ha ricevuto duecento domande di sbattezzo. altre duecento le ha ricevute in questi primi cinque mesi dell'anno in corso.
un coso, un vescovo, ha dichiarato che questo succede perché la religione della chiesa di roma prevede una grande coscienza e, quindi, coloro che hanno chiesto lo sbattezzo sono persone problematiche e confuse che in fondo altro non cercano che d'essere convinti dell'esistenza di dio; compito di questa chiesa sarebbe proprio quello di dare risposte a questi poveri esseri disperati.
è un imbecille.
la raccomandata con ricevuta di ritorno, contenente la mia richiesta di sbattezzo, non nasce da problematiche o confusioni ma da una scelta precisa, meditata; non contiene alcuna richiesta di aiuto alla conversione né volontà di avere chiarimenti. è la mia scelta. non confusa, non problematica.
il problema, semmai, è loro. la palese dimostrazione di allontanamento non solo teorico e ideale dal pensiero religioso rappresentata dallo sbattezzo è indicativa di una volontà specifica e precisa.
non solo distacco dalle rappresentazioni terrene di questa confessione -e, sia chiaro, anche da tutte le altre- ma anche la scelta di non voler mischiare il proprio nome col nome di un dio qualunque.
che già è abominevole pensare che un bimbo nasca col peccato.
che già è assurdo che si parli di bontà in nome di dio, che fa della sofferenza moneta di scambio per la remissione dei peccati.
che già i ministri di dio possono assumersi con buona pace la responsabilità di un generale allontanamento dalla religione che professano a parole ma non a fatti.
che già aspetto che mi si dichiari apostata e scomunicata.
in nome mio.




