
in: deep inside, sogni e bisogni

come un effetto post atomico, come quando tutto sembra fermarsi o procedere per forza di inerzia.
lascio che sia il niente a scindere e a comprimere.
lascio che sia.
eppure sono giorni pieni.
di persone e di chiacchiere e lavoro.
e non sono altra, non sono ologramma.
sono una raffinazione di me, sublimata.
la bellezza del silenzio si spande in pensieri raffreddati.
non ricordo più la voce della mia donna amata.
e non voglio ascoltare l'unico messaggio vocale che io abbia conservato.
come si possa dimenticare la prima voce della vita sinceramente non me lo spiego.
e domani sarà giorno di sorrisi.

in: sogni e bisogni, purple rain, in fragments, 1773 volte

le poche parole che ricordo mi frullano in mente già da tempo, come se dovessi assumerle come mie
un po' lo temevo
forse un po' lo sapevo
probabilmente lo sentivo
{è solo un piccolo dolore}
se chiudo gli occhi sento i tuoi contorni
ti ho toccato cieca per memorizzare ogni anfratto e curva e asperità del tuo corpo
potrei disegnarti bendata
ti ho osservato al buio e ho ascoltato il tuo respiro
ho avuto caldo e poi freddo e ancora caldo
mi sono addormentata come una bambina trattenuta da braccia inconsuete
e quel desiderio di essere tenuta stretta mi blocca il respiro, ancora
e tornare a casa
vuota di suoni e colma di emozioni
sentendone ancora l'aria densa e rarefatta di parole
buone calde taglienti come una lama gentile
parole che non hanno risparmiato niente
incisive e incidenti quanto le mie
mi sono lasciata guardare senza vergogna
nuda senza lasciare istanza al pudore
inondata dai tuoi occhi attenti
immobile per quanto possibile
silenziosa per quanto concedibile
impaurita e tremante per quanto sentivo succedere
L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

in: deep inside, sogni e bisogni, voglia di pioggia, è che oggi gira così, no ordinary love

Poche parole: il numero rasenta lo zero se si esclude una telefonata in ufficio e due righe scritte.
Vado avanti con uno dei libri che sto leggendo -che tu sia per me il coltello- e mi piace tanto.
Lo sento molto mio; mi permette di lasciare andare riflessioni sul passato e sul futuro, mi fa pensare a quello che vorrei.
Perché sì, anche io vorrei che qualcuno mi raccontasse tutto e vorrei raccontare tutto a qualcuno e invece va sempre che io ascolto gli altri ed eventualmente intervengo ma di me, di quello che sento io parlo proprio poco.
Lo faccio per metafora, mi collego a discorsi altrui, inserisco in fatti generali piccole perline invisibili di una vita che mi passa addosso strattonandomi a volte, prendendomi per mano altre.
Sempre, però vissuta. Trasportata e graffiata e carezzata.
Quindi oggi ho mal di stomaco. Ce l'ho da ieri e, si sa, il mal di stomaco limita i rapporti umani. Un po' come mangiare la bagna caoda: non si parla con nessuno, si respira a malapena.
Ho voglia di sentire qualche persona. Andrea, soprattutto. Sì non è una novità, piuttosto una costante.
Ma è una delle poche persone -l'unica?- che spalanca tutte le mie porte con una folata di vento fresco e porta via malesseri facendomi sorridere ancor prima di sentirne la voce. E' quello che, in uno dei momenti più angoscianti che io abbia vissuto, mi ha detto "tesoro io sono qui per farti ridere. io ti racconto cazzate perché ho voglia di sentirti sorridere anche se non è il momento".
E' quello che, nella stessa occasione, mi chiamava per raccontarmi le favole. Le inventava e me le raccontava e io lì, distesa sul letto, a vedermi bambina come la piccola fiammiferaia finalmente felice per aver venduto uno zolfanello.
Cose che hanno un valore così immenso da non poter essere quantificato.
Ho sognato mia mamma.
Era bellina, con gli occhi truccati e il suo immancabile rossetto color mattone. Qui in soggiorno, con due uomini mai visti. Mi ha detto di mettermi affianco al divano, in piedi, perché lì avrei avuto alcune sensazioni nuove. Mi sono alzata dal divano, lei appoggiata allo stipite della porta con quei due faceva un suono strano dicendo parole incomprensibili. Poi si è avvicinata sorridendo e io mi sono svegliata.
Comunque piove.
Piove così tanto che stamattina, rientrando a casa, la mia macchinetta è caduta dentro un fosso: voleva forse fare un giro nel cantiere della metropolitana?
Avanti, tutti in smart.
La pioggia lava via.




