
in: toxicity, purple rain, è che oggi gira così

s-comunicazione
che poi basta poco, anche solo un po' di polvere.
così poco che se ne fa un caso di coscienza e si impone il veto su un fatto tanto privato quanto doloroso come la morte.
non esiste passaggio in cui l'ingerenza della chiesa di roma non si presenti pressante; è evidente che io sia particolarmente ostile a tutto ciò ma mi domando come si possa accettare che il dolore si svolga attraverso canoni prestabiliti, che si pianga secondo dettato, "cercando di evitare con la debita prudenza ogni scandalo o indifferentismo religioso" -questo recita il rito delle esequie-
quindi si può morire e anche essere bruciati ma rispettando l'etichetta: il colore delle vesti, la tavola imbandita a dovere, scegliere i testi, raccomandare il cadavere al signore. e, soprattutto, non spargere le ceneri.
no. d'altronde il mercato post mortem deve pur conservarsi fiorente.
quindi si conservino le ceneri in apposito contenitore conservato non dove si vuole ma in cimitero, perché sia chiaro che è dovuto il giusto onore al corpo dei defunti.
e se non è bruciato si onori lo stesso il cumulo di vermi che ne rimane, ché in esso è contenuto lo spirito santo.
questa immagine è splendida. colma di significati non solo perché appartiene ad uno dei film che ho più amato -e che continuo a guardare pur conoscendolo a memoria: american beauty- ma perché è talmente provocatoria che rimanere indifferenti è improbabile.

in: dazed and confused, purple rain, fragile, in fragments

piccole cose
stamattina all'alba l'omino dell'acqua mi ha chiesto se avevo già messo il naso fuori da casa; un attimo dopo mi ha squadrata e -vedendo che avevo il pigiama addosso- ha capito che no, non lo avevo fatto.
fa un freddo che non le dico, sa? si copra bene, ha detto, e meno male che mi ha avvisata.
è da lunedì che fa freschino e che patisco il freddo. quindi ho indossato le calze e gli stivali, oggi. ho ufficialmente dichiarato l'inizio dell'autunno. domani la temperatura andrà sotto lo zero, potrei anche valutare di metter su il piumone.
quanto amo questo tempo. oggi, mentre mi spogliavo seduta sul letto di fianco al termosifone, l'ho sentito caldo. ho sorriso che era tanto che non sorridevo così.
e sì che sono preoccupata. domani mi bucheranno. ogni volta dico che non ne posso più e in effetti sono stanca di tutti questi controlli. almeno so che non ho -ancora- nessun male che faccia davvero male. il pap test ha detto che va tutto bene e questo mi ha sollevato, visto che ogni volta aspetto il referto come se fosse il giudizio universale. mi si apre un ventaglio di ricordi che non vorrei avere, immagini di sofferenza inaudita e inutile, lamenti e giornate tese e preoccupate, medicine e morfina e qualunque cosa servisse a sedare.
e poi quella domanda. quella. aiutami, solo tu puoi farlo. non posso mamma, non posso.
la contraddizione del giorno è stata vedere il personale che si occupa della pulizia nella mia azienda per strada, in sciopero. per contro l'AD è stato intervistato dal tg, a teatro.
la tramvata vs la traviata.

in: purple rain, change happens, no tear no fear no bad blood

che deliziosa sensazione quel frizzo sulla pelle poco vestita come al solito, le gocce addosso e quel profumo di terra bagnata che a respirarlo tutto non bastano i polmoni
per attraversare la città mi è servita un'ora
corsi fradici di foglie gialle e macchine impazzite
e rassegnata al traffico ho lasciato che il tempo mi passasse addosso scivolando fra i fili della maglia e i pensieri aggrovigliati
perché ho pensieri
freddi
e per coccolarli un po' al mio ritorno a casa ho cambiato le lenzuola e ho messo su la trapunta leggera
una doccia calda
il pigiamino in filo sottile
il phon fra i capelli
e un meraviglioso silenzio
che andava a pesca di parole dentro la bocca
buttava l'amo aspettando che mordessero l'esca
ma no
la madonna ha chiuso a chiave e l'ha ingoiata

