
in: toxicity, odio lestate, pura e vergine e unica, light inside, 1773 volte

corde bagnate da questo caldo angosciante che fa dell'estate un tormento insopportabile
ma
lo sopporto
ché c'è altro a cui pensare
o non pensare
sotto passano gli ashram e mi è impossibile non lasciare fuggire parti di me altrove, lontano e in altri tempi
sicuramente indimenticabili
segni di niente che si fa certezza
magia e fili che si dipanano da me ad un tempo parallelo
altra vita
così te ne vai
seguito da una bava di stizza, cercando magari senza rendertene conto di instillarmi il germe del senso di colpa per averti fatto provare sensi di colpa
tu non lo accetti, io non lo accetto
scegli
la bellezza e la vita sporca di cui spesso noi si è parlato sono fatte anche di questo fastidio
ma non possiamo lasciare il passo alle recriminazioni
io non so cosa siano
mi urta anche solo pensare che mi si possa fraintendere
che si possa presupporre un mio desiderio di vendetta, in qualche modo manifesta
se questo è ciò che hai di me
se fra i milioni di parole scritte e dette e sputate in bocca e morsicate e stracciate con le mani e mischiate a carne e sangue e deliziosamente desiderate e avute
se fra desiderio e capogiro è rimasta solo questa amarezza scarna
se
allora sarò io a scegliere

in: odio lestate, voglia di pioggia

stamattina mi sono risvegliata in un letto non mio e il vento che filtrava dalla tapparella abbassata accompagnava il ticchettio delle gocce che si schiantavano nel balcone.
credo di aver sorriso, aprendo gli occhi ad un giorno ancora buio.
un sapore delizioso quello dell'erba medica bagnata; il profumo di terra che stemperava l'odore pregnante della bassa reggiana e il caldo che abbassava le ali e si rifugiava altrove.
odio l'estate.
ma poi per strada, oggi, mentre la voglia di casa mi prendeva allo stomaco e mangiavo asfalto tenendo il volante a fatica e il vento tentava di far volare la mia macchina, ho sentito il fascino di questa stagione che ancora deve iniziare e che si preannuncia con un temporale grandioso.
meraviglia il cielo cupo carico e pieno. e la temperatura che va giù veloce e il pavimento che trema mentre i fulmini si sbattono qui di fronte e la pioggia forte e traversa e chiudere le finestre e casa.
casa, finalmente casa.

in: sput, odio lestate

Questa in foto è Tina, la canina di mio fratello. Un bellissimo esemplare di cane corso, figlia della canona di mia mamma che si chiama Trilly, nonostante pesi cinquanta chili. Tina ora è più grande di sua madre.
Abbiamo sempre avuto cani, a casa.
Il primo che ricordo è Vagabondo: un animale senza razza, biondo e un po' storto, trovato da mio nonno in campagna, abbandonato. Venne con noi a casa e da quel momento fu chiaro che sarebbe stato il compagno dei miei risvegli prima dell'alba.
Io dormivo pochissimo anche da bambina. Andavamo in terrazza camminando al buio; posavo la manina sulla sua schiena e lui già sapeva dove andare. Mi sedevo sul pavimento e lasciavo ciondolare le gambe fuori dalla balaustra, aspettando il sole e il risveglio di mia mamma. Nel frattempo Vagabondo si prendeva coccole e baci.
E poi Spitz, boxer arrivato a casa per natale con un fiocco rosso al collo; Chara, splendida schnautzer gigante; Schatz, altro schnautzer. Daphne, una zecchetta ultima figlia di mia madre.
E altri animali, tanti altri insieme: cavie peruviane, coniglietti, un porcospino, gatti, uccelli di varia specie, topolini ballerini, un camaleonte, un'oca trovata dentro una zucca.
Per non dimenticare le canine di mia sorella, due chihuahua di nome Alice e Priscilla.
E i miei gatti. Due tesori splendidi. E Shit, il mio gatto nero del cuore.
Tutti, sia quelli che hanno vissuto anni con noi che quelli che per sfortuna sono durati poco, sono stati fortemente amati. Belli o meno, di razza o trovatelli, tutti sono stati desiderati e amati.
E poi leggo questo:
Io vi odio.
Vorrei moriste nella stessa maniera.
Vi odio.




