
in: streets, change happens, no tear no fear no bad blood

luv u
è casa
una casa grande che contiene tutti i miei frammenti, i ricordi e i pensieri, il male dentro e quello fuori, i sottili dispiaceri e le parole taglienti
l'accento di bambina torinese chiamata madamin fin da piccola, con quei capelli biondo grano e gli occhi pieni di stupore ogni volta che tirava fuori la mano dal balcone e un fiocco di neve si posava
quando correva nel ballatoio del palazzo in pieno centro e quando di corsa faceva i cinque piani lasciando la nonna così indietro che le toccava sedersi sui gradini ad aspettarla
quando cadeva e si sbucciava le ginocchia e piangeva e poi con una sottile cattiveria staccava le croste di sangue dalla pelle sottile per il piacere di vederlo ancora scorrere, il sangue
e quando si perdeva nella neve, lei col suo cappottino bianco e gli stivaletti di gomma rossi, quando aveva la parola pronta a spuntare dalle labbra a cuore, quando ballava sul letto e quando lasciava dondolare le gambe fuori dalla ringhiera lasciando passare il tempo, quando lanciava il pane bagnato dal balcone aspettando il volo dei colombi
è ancora casa e quella bambina è diventata grande
e ancora ha quell'accento confuso dalla er rulé e ancora si affaccia al balcone con gli occhi sgranati guardando la città di ghiaccio
è così deliziosamente freddo che stamattina l'acqua non veniva fuori dai rubinetti; semplicemente si erano gelati i tubi della caldaia posta in balcone e le bottiglie di lurisia erano congelate, normale con tredici gradi sotto lo zero
così ho aspettato girandomi intorno, ripensandomi
guardando questa casa che ho riempito di me per undici anni e che sto per lasciare
mi rimarrà dentro anche questa
ma avrò una nuova casa da riempire
senza storia ma colma di oggi e di domani e di parole
e sospiri

in: nevermind, ma anche no, gira gira gira, no tear no fear no bad blood

she want everything
c'è quel freddino che ogni mattina mi fa ricordare che dovrei aprire il cassetto dei guanti per indossarne un paio abbinato all'abbigliamento -magari nero, ma anche no- e che mi fa stringere nel cappotto brividi e sospiri
il cielo oggi sa di neve e ho pensieri che mi sciolgono un pochino il cuore
piccole cose dal sapore buono e frizzante, alcune che mi colpiscono direttamente altre che invece solo mi sfiorano, hanno il potere di farmi sentire meno pressante questo natale
sto pensando che forse quest'anno sono riuscita davvero a detestare qualcuno
a detestare te per il tuo comportamento vigliacco e per il tuo essere inutile, forse anche per avermi fatto pensare di amarti; in effetti posso dirti che no, non ti ho amato: l'amore è nobile sofferenza, quella nei tuoi riguardi è stata sterile rappresaglia dei sensi
me ne sono accorta quando ho provato livore nei tuoi confronti, quel tantino di ribrezzo rileggendo le parole che ti sgorgano dalla penna come una pozza settica, quel cliché che evidentemente ti fa da raccordo fra la bocca e le mani estromettendo il cervello
sai cosa? per estremo paradosso mi spiace per te
hai un carico di pochezza ben accessoriata da orpelli scintillanti che effettivamente colpiscono lo sguardo e anche i sensi e di questo non ti si può non rendere merito; ma appena ti discosti un pochino è avvertibile il vuoto che ti colma, mon cher
sei costruito su un niente che rende imbarazzante il solo fatto di aver provato interesse per te
te lo dico oggi, dopo aver avuto un anno per studiarti da diversi punti di vista
te lo dico non perché mi interessi provocare una tua reazione -non averne, è meglio per tutti- quanto piuttosto per dare un senso alla mia temporanea mancanza di senso critico
chissà se la settimana prossima assumerà maggiore compattezza
in fondo devo solo decidere e crederci

in: è che oggi gira così, luce oltre, gira gira gira, no tear no fear no bad blood

rimase seduto così ancora un poco, in reverente silenzio,
e inspirò a pieni polmoni l'aria satura d'incenso.
e di nuovo sul suo volto passò un lieto sorriso di compiacimento:
che odore scadente aveva questo dio!
com'era ridicolmente malcombinato il profumo che questo dio emanava da sé.
non era nemmeno vero profumo d'incenso, quello che esalava dai turiboli.
era un cattivo surrogato, adulterato con legno di tiglio e polvere di cannella e salnitro.
dio puzzava.
dio era un povero puzzoncello.
veniva ingannato, questo dio, oppure lui stesso era un impostore,
non diversamente da grenouille...soltanto molto peggiore!
Patrick Suskind - Il Profumo
stamattina era un sabato pragmatico
fatto di cose semplici e necessarie: un giro al mercato, frutta fresca e peperoncini a mazzetti
le sigarette, forse le ultime di questa serie
un cappuccino al bar
e lì, ad aspettare che l'uomo del vapore facesse la cremina come si fa da noi, iniziano le note di una canzoncina che ho sempre detestato ma che -per estremo paradosso- ascoltavo almeno dieci volte al giorno, ogni volta che mi telefonava
stavo lì ad attendere quella robina tiepida e dolciastra e anziché sentire in bocca il sapore del latte ingoiavo parole melense e nauseanti
e così sono andata via
ho lasciato tutto lì: pensieri e fastidio, cappuccino e canzoncina
me ne sono andata con leggerezza, sapendo di non aver perso niente
ma a casa ho dovuto necessariamente mediare
e mentre -come una felice casalinga mancata- sciacquavo le fogliette di spinaci, jimi hendrix mi saltava addosso
sarà meglio
e poi sì, poi ho dormito




