in: nevermind, no ordinary love, gira gira gira

 


ripensandoci...



come succede almeno una volta all'anno, sto perdendo la voce.
generalmente l'afonìa giunge verso la fine dell'anno ma questa volta mi sono portata avanti e ho anticipato: questo mese ho già dato tutto -credo, eh- e ora la voce poco per volta va via.

l'ultima volta che è successo avrei fatto meglio a non parlare per almeno qualche mese in più; in compenso però avrei dovuto essere anche sorda, tanto per non sentire le cazzate che all'inizio di quest'anno mi hanno intortata.
ma te lo immagini, neanche fosse stato il canto delle sirene!

bon, à l'è andaita.

sembra quasi che io a gennaio mi sposi.

occupo le mie giornate  scegliendo  la lista nozze: il viaggio, le posate e i piatti e le pentole, il robot da cucina (eh? ma per fare che?); il colore dei tavoli e la scelta della sala, le partecipazioni e il tulle delle bomboniere  -per informazione sarà tutto blu, con qualche spruzzata di argento qua e là- perfino la scelta della biancheria intima e delle scarpe, e che le calze siano di filo di seta bianco. parlo di tutto meno che del e con il futuro marito in questione.

ma in effetti è no. anche no. non mi sposo io. no no e no. strano né!


c'è che, a parte la voce, sto meglio. sono anche incline al perdono. a novembre siamo tutti più buoni, forse.
poi questo è il mese del compleanno degli amori: un amore infinito, un amore passato, un amore mai esistito.

la vera Bellezza è che uno solo di questi amori ancora strappa sorrisi. ancora e ancora.

 

lightofyoureyes: 21:25 |giovedì, 19 novembre 2009|

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in: no ordinary love, pura e vergine e unica, light inside, in fragments

 


parole buone



>defrag M.*


pochi, pochissimi elementi da prendere in considerazione in questo momento

>accorpare i files utili_eliminare i files corrotti_press a key to start



e ricominciare come ogni giorno da chi ha le parole buone per ogni più piccolo dolore

una bella domenica di venticinque ore, l'aria frizzante riscaldata da un sole ormai stremato e suoni che fanno vibrare ogni fibra di questa struttura di acciaio e cristallo che conserva a vista il meglio dei miei pensieri fra musica e parole

io che non amo le raccolte e il meglio di -ché non esiste raccogliere il meglio, vista la volatilità di quanto è meglio- io posseggo questo giocattolo che mi rigira le parole in bocca e me le mischia a voce alta senza far caso al silenzio che circonda la città

e allora mischio anche io

mischio riunisco e deframmento senza soluzione di continuità e lancio fili così lontani da non vederne più il capo e sì, anche a lei sarebbe piaciuta la versione di quella canzone della ragazza di quando lei era ragazza, e anche a lui che chissà cosa starà facendo ora ma non ci voglio pensare perché in fondo non è importante pur rimanendo sempre il migliore ma il meglio non si può raccogliere e pensare di stringerlo equivale a perderlo

e il concetto di noi si esprime e si comprime diventando silenzio


 
noi sereni e semplici o cupi ed acidi,
noi puri e candidi o un po' colpevoli
per voglie che ardono:

noi cerchiamo la bellezza ovunque.

e noi compresi e amabili o offesi e succubi
di demoni e lupi, noi forti ed abili
o spenti all'angolo:

noi cerchiamo la bellezza ovunque.
e passiamo spesso il tempo così,
senza utilità (quella che piace a voi)
senza utilità (perché non serve a noi)



 

lightofyoureyes: 11:52 |domenica, 25 ottobre 2009|

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in: tutto mio, no ordinary love, pura e vergine e unica, in fragments




un cuore grande così



questo è stato un anno d'amore.

amore per me stessa.
così fragile proprio nel momento in cui ci sarebbe stato bisogno di tutta la mia forza; momenti in cui non ne ho avuta neanche per accudire non solo i miei sensi ma soprattutto il mio stato, giorni e mesi di mancanza di fiato  e dissolvenza, attimi in cui ho pensato di non farcela fisicamente a sopportare tutto e poi il guizzo per riuscire ad infondere nel mio prossimo -il mio amato prossimo, non il mondo intero- fiducia e parvenza di forza. e così ce l'ho fatta, senza fiato ma ce l'ho fatta.

amore perduto.
ché alla mancanza di mia mamma non riesco a rassegnarmi; ho vissuto una vita staccando uno ad uno i petali di rosa, conservandoli in luoghi nascosti e inaccessibili dentro di me, con la certezza di non poter sopravvivere  alla mancanza più grande. poi è mancata, la più grande. non sono riuscita a piangere, lasciando che il personaggio si anteponesse alla persona e facendo sì quindi che di me si notasse la parte impenetrabile e altera. è servito a ricostruire dall'interno un'impalcatura che, seppur fragile, è riuscita a portarmi oltre un dolore così incommensurabile. ora è come un nucleo trasparente che vaga fra lo stomaco e il cuore, che si inserisce nei pensieri e che a volte mi dà fastidio. ma non si fa senza.

amore labile.
come un fuoco fatuo, come provare ad accendere un camino con la legna umida, tanto fumo e poco calore. così poco che, pur di crederci, l'ho inavvertitamente mischiato alla umana compassione nei confronti di chi palesemente è più debole di me. amore verso chi parla d'amore sperando che le parole da sole siano sufficienti e contraddicendole ad ogni pie' sospinto. di questo amore sono ancora capace perché è rimedio al rancore, la panacea contro quel filo di cattiveria che mi affiora sulle labbra misto ad un sorriso sarcastico e a me il sarcasmo non piace.

amore tenero.
quello che mi fa sorridere dentro, che senza fatica è riuscito a scavarsi una nicchia e lì se ne sta tranquillo e dispettoso. mi urta appena facendomi rigirare all'improvviso e mi sorprende con un sorriso ineguagliabile che mi fa dimenticare tutto almeno per un attimo. quell'amore di cui dovrebbero essere piene non solo le fosse ma anche gli occhi, l'amore verso il sasso nella pozza d'acqua che sembra cheta fino a che disegni di cerchi concentrici non la agitano. l'amore soffio di vento che increspa il filo e fa venire i brividi. l'amore che non è per sempre ma è sempre.

amore amante.
di una notte e un giorno, di un viaggio improvviso e nodi da sciogliere, di sbandamento e capogiro; amore emozionale così forte da sentirne ancora il sapore in bocca e così veloce da non distinguerne più il profumo. di quello senza prova contraria, che nasce e finisce nel momento in cui si voltano le spalle ma che riesce comunque a lasciare traccia. sabbia che si disperde fra le dita lasciando qualche granello sotto le unghie, amore in frammenti e piccoli particolari essenziali.



...si addormenterà per svegliarsi, pochi istanti dopo, nella luce accecante del nuovo giorno.
ma fra qualche ora, fra un giorno, forse fra tre o cinque o vent'anni,
sentirà una fitta diversa prendergli il petto o il respiro o l'addome.
nonostante siano trascorsi tanti anni, o solo un'ora,
ricorderà il suo amore e rivedrà gli occhi come li ha visti quell'ultima volta.
allora saprà, con una determinazione commossa e disperata, che non c'è più niente da fare.
pvt



lightofyoureyes: 14:23 |mercoledì, 31 dicembre 2008|

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