in: nevermind, fragile, inquieta, voglio volere, è che oggi gira così





in my boots



che poi le cose dovrebbero cambiare.

ché io sono quella che si volta all'improvviso e si rende conto che quello che era...luce dei miei occhi in realtà non è più che una flebile, inutile lucina.

sono quella che in linea di massima lascia perdere, a meno che non si abbia la sfortuna di interrompere il mio silenzio scelto con parole alle quali non posso non rispondere.

cambia quasi tutto: i desideri, le scelte, la forza. cambia anche la passione e la volontà.

ciò che non cambia mai è l'aver paura di tutto ciò che non posso controllare.

no, non parlo di massimi sistemi e neanche delle vite di altri: come è noto, me ne fotto a meno che non rientrino nel mio privatissimo microcosmo. penso a quelle cose che non posso variare di mia volontà, le cose che capitano.

odio le cose che capitano. porcaputtana se le odio.

soprattutto quelle che sono capitate un anno fa e ancora mi stringono in una morsa di insofferenza e intolleranza, quelle che mi costringono a riprendere fiato prima di concludere una frase; quelle che mi impongono il silenzio e che mi fanno pensare che la genetica no, non è un caso.

questo è l'ultimo giro, poi non ci saranno statistiche che terranno. alla fine, sai che c'è? quand'anche mi dovessero dire "ora facciamo questo" a me basterà dire no.

un bel no di quelli che piacciono a me: secco, diretto, conciso.





c'è ancora tanta neve in giro.

c'è paciocco, come diciamo noi.

la mia macchinetta si arrampica su collinette ghiacciate sul ciglio della strada, rimane lì appesa ad osservare se io, camminando con il naso all'insù, plano su qualche infida lastra di neve che tenta di sciogliersi ma viene colta in flagrante dal freddo notturno.

è bello perché è bianco, tutto bianco.
il valentino, i tetti, l'argine del fiume, la mia terrazza.

è l'inverno che piace a me: ghiaccio e teso e nervoso, che non dà illusione di voler passare presto; quello che non sai cosa metterti per non sentire freddo e quindi senti freddo e basta.

così mio.







lightofyoureyes: 18:59 |lunedì, 19 gennaio 2009|

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in: toxicity, fragile, inquieta, no ordinary love




amore è il fatto che tu sei per me il coltello con cui frugo dentro me stessa




Guardami come lentamente sto cadendo dentro le parole.


Guarda come piano mi avvolgono con spire incontrollabili: le sento entrare in bocca

seguendo un percorso inverso, combattendo contro l'aria che automaticamente espiro,

infiltrandosi in ogni piccolo bronchiolo e in ogni cellula e in ogni globulo e facendomi loro.


Posseduta da un amore senza inizio e senza fine mi lascio prendere

dall'eterea inconsistenza di lui e dalla sfacciata razionalità di lei e dal contrario di tutto questo.


Faccio sì che il tono della voce immaginaria cambi in lui e in lei

senza soluzione di continuità lasciandomi aprire il ventre e mischiando il mio e il loro amore

così da non essere più distinguibile quale sia il mio sangue e quale il loro

e chiediamo a voce univoca di affondare la lama e di sfilacciare ogni ostacolo fino a lì

fin dentro e oltre il plesso solare.

Squarciata e attonita dico sì.


Sì.




lightofyoureyes: 21:11 |giovedì, 18 dicembre 2008|

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in: ma anche no, dazed and confused, inquieta, è che oggi gira così




Chissà se ci hai pensato.

Voglio dire, se hai pensato a quel che cazzo sarebbero state le conseguenze emotive del tuo comportamento.

Ma anche no. Ma anche no. Dovrei capirlo, dovrei saperlo. Dovrei.


Per esempio ho fatto la strada del ritorno con un livore dentro che mi saliva su e a tratti mi accecava. La strada vuota, libera, piena soltanto di me e di un bagaglio di pensieri che inondava le quattro corsie.

Un lunedì che porcaputtana era da un secolo che non ne vivevo uno così.
A domanda rispondevo -se rispondevo- come se mi avessero fatto un torto a rivolgermi la parola.

E intanto i dubbi mi aggredivano.

Quanto sono sicura delle mie certezze, di quel che ho detto a me stessa? Quanto sono sicura che quel che mi sono detta sia davvero quel che sento e non quel che vorrei sentire? -non sentire, meglio-
Quanto non sia una sorta di necessità di convincermi che non esista niente che mi rivolga indietro se non la rabbia per essermi confusa, per aver creduto, non aver dubitato né esitato?

Troppe domande, non ne ho voglia.

E non voglio neanche rabbia né scuse. Voglio solo risolvere questo nodo che ho nello stomaco, che mi lega e che mi fa pensare -ancora e ancora- che non ho sbagliato a crederci.





Intanto sarà un gran sollievo il fatto che le elezioni americane si concludano.
Eleggetevi questo presidente e toglietevi dalle balle, che ora il trend porta a parlare di recessione.

E poi si parlerà di pettinare le bambole e della pioggia battente e di segni zodiacali e alitalia.
Ovvero, tutte cazzate.
No?









lightofyoureyes: 22:31 |martedì, 04 novembre 2008|

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