
in: toxicity, deep inside, purple rain, voglio volere

take care of you
se n'è andato lasciandomi senza parole, le sue parole o quelle da lui ispirate, come queste:
vorrei le mie ciabatte. vorrei la mia casa. vorrei il mio letto da ragazzo, vorrei addormentarmi nel mio letto da ragazzo, vorrei l'abbraccio largo di mia nonna, vorrei sentire i fianchi di mia madre mentre la stringo bambino sul sellino dietro la sua bicicletta, mentre corriamo sulle strade strette fra i fossi verso la campagna, vorrei sentire il suo cuore pulsare veloce come quello di un gatto tra le mie mani, il vento azzurro del mattino, vorrei un bacio lungo, un ultimo lunghissimo bacio azzurro in cui affogare.
vorrei essere sempre felice, come quando mia madre pedalava.
è andato via senza darmi il tempo di abituarmi a fare senza, lasciandomi senza diritti e con un vuoto dentro faticoso da riempire
e con cosa, poi?
a volte guardo i miei ragazzi, quelli della comunità, e mi chiedo quanti di loro abbiano contratto il virus.
me lo domando senza pregiudizi, non limitando alcun contatto con loro che hanno fatto vita di strada per anni, che hanno creduto di fare una scelta mentre in realtà subivano la pesantezza della loro mancanza di volontà
non so quanti siano ammalati ma vorrei che non mi mancasse mai nessuno di loro
non mi importa dei loro errori, dei danni che hanno fatto, neanche del male che anche indirettamente hanno seminato
voglio solo che nessuno di loro possa lasciare un vuoto dentro me, per nessuna causa
voglio che questa giornata non sia solo una ricorrenza tanto ovvia quanto inutile
voglio che esista la cognizione del dolore che si può evitare con poco
anche con una siringa nuova
anche con un condom
*lo scritto è di filippo betto, dal libro certi giorni sono migliori di altri giorni

in: deep inside, voglia di pioggia, change happens, light inside

di notti tormentate ne ho passate abbastanza: volo dal letto con una facilità impressionante, riuscendo a farmi davvero male.
detesto il dolore fisico e queste costole che non smettono di dolermi mi irritano, mi rendono nervosa; placo qualunque movimento inconsulto dei pensieri perché non voglio permettere che qualcosa, qualcuno, io stessa possa farmi del male. il telefono riposa lontano da me, di notte, acceso sempre come da vecchia abitudine ma non a portata di mano.
mi preparo all'inverno: sogno di sorridere a bocca aperta toccando i termosifoni caldi, compro il nuovo piccolo convettore per il bagno, porto gli stivali dal calzolaio a sistemare i tacchi, ricompongo il lettino dei gatti e persino l'amaca in pile da appendere al calorifero è già al suo posto.
ora manca solo il freddo.
che bello, il freddo. che bella la sensazione di essere abbracciata, al ritorno a casa. che bello sentirmi al riparo, protetta, mia, come quando con un libro e una copertina acchiappo le ultime luci del giorno che finisce presto, distesa sul divano. come quando sento il silenzio, lo guardo e lo ammiro.
ho un po' di rabbia da sedare. devo cominciare a ripiegarla su se stessa e avvolgerla in un bozzolo a forma di sorriso. dare alle motivazioni l'importanza che hanno, poca dico io.
oggi tutto ha poca importanza.
perché fra poco farà freddo e Torino sarà esattamente quella che voglio, una volta di più: fredda, distaccata, bianca e altera. ci sarà pioggia a lavar via e nebbia da masticare al mattino presto, ci sarà il ghiaccio nel parco e parole che comporranno nuvole di vapore acqueo.
ci saranno altri interessi, altre storie, altre avventure. altre persone, altri occhi da baciare, altre parole da ascoltare. ci saranno viaggi in treno e cene fra amici e abbracci in cui rifugiarsi. ritornerà la voglia di stringere un corpo caldo e di avere qualcuno vicino, ritornerà quella sensazione impellente e deliziosa di offrire e offrirmi.
così, senza neanche accorgermene, ritornerò in inverno.


in: deep inside, qui e ora, è che oggi gira così, luce oltre, gira gira gira

e mi risveglio a milano.
è stato il caso, sai di quelle cose che capitano così, senza intenzione.
ci ho riflettuto mentre andavo, fra un pensiero noioso e uno gentile, snocciolando fastidio e sorrisi.
un mal di testa sedato da una bustina presa al volo e la voglia di non lasciar spazio all'impulso di mandare qualcuno a farsi fottere -uno, qualcuno, centomila; mutuo e modifico il riferimento così da fare in modo che l'errore di interpretazione sia impossibile- mentre mi abbandono all'idea di prendere per una volta quelle piccole, minute manifestazioni di affetto dalle quali mi allontano neanche fossero la peste.
e così apro e faccio spazio.
dammi sorrisi, tanti quanti te ne do io e anche di più.
dammi baci, più di quelli che io so dare.
stringimi e fai finta di non accorgerti che ho gli occhi lucidi.
lascio fare.
sento tempo e parole e voci nuove e colori che mi passano fra i capelli e non ho bisogno di niente perché tutto quello di cui adesso ho bisogno è qui, fra le mani e negli occhi.
e circostanzio il tempo e il modo e il luogo rendendomi conto che sì, se tu ci fossi sarebbe bello.
ma sto bene anche senza.
lightofyoureyes: 19:22 |domenica, 20 settembre 2009|
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