in: toxicity, fragile, stracciata, è che oggi gira così

 


38.9
 



e tutti si allarmano.

e io mi annoio.

ché la vera cosa brutta dell'influenza è la noia che salta addosso, che non viene mitigata da libro, pc, tv, telefono.
niente, mi annoio e basta.

ci sono gli eroi che vorrebbero venire a trovarmi, forse per vedere se effettivamente questo virus A cambia qualcosa nella fisionomia umana, forse per dirsi solidali, forse ancora per amicizia, niente di meno che amicizia.
eppure io non ce la faccio.
quella vena odiosa di autosufficienza da conclamare in ogni caso, anche quando effettivamente mi farebbe piacere -e non di meno comodo- godere della disponibilità delle persone a far le cose di tutti i giorni: un po' di spesa, due chiacchiere, il caffè.

c'è che in questi casi io vorrei solo patatine fritte e zigulì. da mia mamma.

ritornare bambina e stare a letto, nel lettone, sì! ché quando si è ammalati, da bambini, ci si sposta nel lettone e si gode di piccole cose come latte caldo col miele, nanna, patatine fritte difficili da mandare giù con la gola in fiamme ma che buone, nanna, camomilla, nanna, zigulì.

da grandi...da grandi, mah...io faccio da sola. con la soddisfazione di dire no e un urlo dentro che chiede perché no, perché.

pare che cani e gatti siano sensibili al virus A. la mia preoccupazione ora è quella di non contagiarla ai miei gattini. il mio fastidio invece è starnutire, soffiare il naso, tossire, misurare la febbre -lo faccio una ventina di volte al giorno, dev'essere una strana fobia- e le medicine, quanto odio le medicine.

c'è di buono che dormo. la febbre dà una dimensione onirica alla giornata che scorre densa, rarefatta. e allora sogno di sposarmi con mio cugino, ricevimento pieno di persone sconosciute a mangiare pane e nutella, mia mamma che mi guarda e ride. e io che rido con lei.

lightofyoureyes: 09:54 |martedì, 17 novembre 2009|

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in: toxicity, purple rain, è che oggi gira così

 


s-comunicazione
 


che poi basta poco, anche solo un po' di polvere.
così poco che se ne fa un caso di coscienza e si impone il veto su un fatto tanto privato quanto doloroso come la morte.

non esiste passaggio in cui l'ingerenza della chiesa di roma non si presenti pressante; è evidente che io sia particolarmente ostile a tutto ciò ma mi domando come si possa accettare che il dolore si svolga attraverso canoni prestabiliti, che si pianga secondo dettato, "cercando di evitare con la debita prudenza ogni scandalo o indifferentismo religioso" -questo recita il rito delle esequie-

quindi si può morire e anche essere bruciati ma rispettando l'etichetta: il colore delle vesti, la tavola imbandita a dovere, scegliere i testi, raccomandare il cadavere al signore. e, soprattutto, non spargere le ceneri.

no. d'altronde il mercato post mortem deve pur conservarsi fiorente.

quindi si conservino le ceneri in apposito contenitore conservato non dove si vuole ma in cimitero, perché sia chiaro che è dovuto il giusto onore al corpo dei defunti.

e se non è bruciato si onori lo stesso il cumulo di vermi che ne rimane, ché in esso è contenuto lo spirito santo.

 



questa immagine è splendida. colma di significati non solo perché appartiene ad uno dei film che ho più amato -e che continuo a guardare pur conoscendolo a memoria: american beauty- ma perché è talmente provocatoria che rimanere indifferenti è improbabile.

 

lightofyoureyes: 12:03 |domenica, 08 novembre 2009|

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in: è che oggi gira così, luce oltre, gira gira gira, no tear no fear no bad blood

 


rimase seduto così ancora un poco, in reverente silenzio,
e inspirò a pieni polmoni l'aria satura d'incenso.
e di nuovo sul suo volto passò un lieto sorriso di compiacimento:
che odore scadente aveva questo dio!
com'era ridicolmente malcombinato il profumo che questo dio emanava da sé.
non era nemmeno vero profumo d'incenso, quello che esalava dai turiboli.
era un cattivo surrogato, adulterato con legno di tiglio e polvere di cannella e salnitro.
dio puzzava.
dio era un povero puzzoncello.
veniva ingannato, questo dio, oppure lui stesso era un impostore,
non diversamente da grenouille...soltanto molto peggiore!

Patrick Suskind - Il Profumo



stamattina era un sabato pragmatico
fatto di cose semplici e necessarie: un giro al mercato, frutta fresca e peperoncini a mazzetti
le sigarette, forse le ultime di questa serie
un cappuccino al bar
e lì, ad aspettare che l'uomo del vapore facesse la cremina come si fa da noi, iniziano le note di una canzoncina che ho sempre detestato ma che -per estremo paradosso- ascoltavo almeno dieci volte al giorno, ogni volta che mi telefonava
stavo lì ad attendere quella robina tiepida e dolciastra e anziché sentire in bocca il sapore del latte ingoiavo parole melense e nauseanti

e così sono andata via
ho lasciato tutto lì: pensieri e fastidio, cappuccino e canzoncina
me ne sono andata con leggerezza, sapendo di non aver perso niente

ma a casa ho dovuto necessariamente mediare
e mentre -come una felice casalinga mancata- sciacquavo le fogliette di spinaci, jimi hendrix mi saltava addosso

sarà meglio



e poi sì, poi ho dormito




lightofyoureyes: 01:45 |domenica, 11 ottobre 2009|

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