in: deep inside, voglia di pioggia, light inside




slowly weekend



Passa una settimana che a non averla avuta sarebbe stato meglio.

Ma è andata anche questa, scivolandomi addosso e lasciandomi indenne. Più o meno.

Gioco la carta della lentezza.

Oggi alla mezza, uscendo dall'ufficio, sono scesa al Po.
Mi piace così com'è: agitato, pieno, impetuoso, pericoloso.
Il silenzio invaso dal rumore dell'acqua, l'acqua a filo d'argine, l'argine pieno di papere che aspettano la quiete, la quiete altrove.

Alzando gli occhi al cielo uno strazio d'azzurro braccato da nuvole grigie che s'avvicinano dalla collina e dalla montagna; tre minuti e ricomincia a piovere. E io lì.

Cammino con una pacatezza che non conosco su strade fatte milioni di volte. Scanso pozzanghere ma senza farci troppo caso, mi lascio piovere un po' addosso fino al ristorante jap.

Mi siedo. Guardo gli altri, che mi guardano.

Sushi, sashimi, no soia grazie. Wasabi a volontà: me lo sento nel naso, mi fa lacrimare gli occhi mentre il pesce crudo mi si scioglie in bocca. Lentamente.

Nel tavolo di fronte c'è una coppia: lui è comune, un tipo basso e con pochi capelli, vestito da venerdì americano.
Lei porta gli occhiali scuri e ha il viso arrossato, sfoglia delle carte mentre lui si sposta al suo fianco e l'abbraccia.
Questo è l'esame obiettivo.
Poi viene il resto: la cura che lui dimostra, la tenerezza di ogni suo gesto mentre sfoglia con lei le stesse pagine, guardandola e parlando sottovoce.
Lei col viso basso, sempre più rosso. Piange con dignità inconsueta.

Ho immaginato un mondo dentro cui questi due volteggiavano, con quell'angoscia vissuta da lei e di rimando da lui, lei remissiva e affranta e lui presente, costante, affettuoso. Un uomo.

Andando verso casa sono passata a comprare una nuova valigia, viola.

Strada facendo ci ho messo dentro i pensieri cupi, l'ho svuotata prima di oltrepassare la soglia di casa.

E ora sono qui.





lightofyoureyes: 21:32 |venerdì, 30 maggio 2008|

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in: è che oggi gira così, pura e vergine e unica, luce oltre




leave behind



Sarà l'onda del Po, che oggi andrà a prendersi i dehors ai Murazzi.

Sarà questa alternanza di finto sole e vera pioggia che allerta i sensi e cambia i modi.

Sarà una cosa qualunque ma ho trovato una marea di parole. E le ho riversate.

E un dialogo è diventato monologo interrotto dal fiato rotto dalle gocce di pioggia che  si schiantavano sul mio ombrello, lasciandomi comunque la conferma d'essere stata ascoltata.

E soprattutto sentita.

Funziona così: prendi un fardello colmo di lettere miste, forma parole e lasciale agitare, bruciale e fai che sublimino.

E poi tutto giù, tutto fuori, tutto d'un fiato.

Poco per volta si stemperano le iperboli, scompaiono le metafore, la retorica tutta va a farsi fottere.

Rimane il cuore. Integro. Netto.





lightofyoureyes: 20:56 |mercoledì, 28 maggio 2008|

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in: nevermind, inquieta, voglia di pioggia, light inside




≈l'inverno fuori≈



Qui da me, in questo spicchio di mondo, è ancora inverno.

C'è chi si affida al calendario e considera  che manca ancora meno di un mese all'estate e si veste di colori sgargianti e tessuti svolazzanti; le vedi rabbrividire quando il cielo rovescia secchiate.

C'è chi -come me- decide che con 15 gradi e la pioggia che scende fitta da quasi due settimane non sia proprio il caso di pensare all'estate e se ne strafotte, e a fine maggio usa ancora gli stivali, i collant e se ne guarda bene dal levare il piumone dal letto.

E quindi per me è ottobre, con tutto quel che ne consegue.

Che a ripensarci ad ottobre ero per niente serena però mi sentivo piena.
Avevo gli occhi colmi di bellezza.
Mi sentivo ricca dentro.

Ora, in questo ottobre fuori tempo, non sono per niente serena e gli occhi sono asciutti.

Lo stomaco è vuoto. La bocca è amara. E dell'umore è meglio che non consideri.

Al mattino mi vesto e indosso il mio sorriso migliore.

Quello per ogni funesta evenienza.

E ascolto gli sguardi altrui.



E mi ritrovo a pensare, ancora una volta, a quanta magia sprecata.


lightofyoureyes: 18:43 |lunedì, 26 maggio 2008|

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